TREVISO SI FA IN TRE

ALLA RICERCA DEGLI ANTICHI SAPORI

Da secoli e secoli, fin dal Medioevo Treviso è la città del buon vino e del buon cibo, da sempre qui si apprezza il piacere di ritrovarsi in piazza e nelle osterie ad “andar per ombre” e “far do ciacole”. Nel secolo appena trascorso, il grande Giuseppe Maffioli, insigne uomo di cultura nonché gastronomo sopraffino, ricorda nei suoi documentatissimi libri di ricette tradizionali le “costellazioni di osterie” di Treviso. Questa aria di giovialità e amore per la vita la si vive ancora ed è possibile ritrovarla ogni volta che ci si reca a Treviso, per una breve visita, per incontrare gli amici o per partecipare alle numerose feste in piazza. Andiamo a vedere più da vicino perché a Treviso la convivialità è un elemento che caratterizza la vita di ogni giorno, andiamo alla ricerca delle sue radici profonde nelle piazze e nelle vie. La nostra ricerca inizia da Piazza dei Signori. Nei secoli passati proprio attorno a questa piazza, sotto le logge, si ricorda come si situassero i banchi per la vendita delle verdure, delle carni e del pollame. Dietro al Palazzo dei Trecento, si trova piazzetta Giannino Ancillotto, eroe volante della 1^GM, già Piazza dei “cuníci” (piazza dei conigli). Proprio qui si affaccia uno dei locali che fece la storia culinaria di Treviso, è il ristorante Alle Beccherie dove si racconta che sotto la famiglia Campeol si inventò negli anni ’60 uno dei dolci più famosi d’Italia, il cremoso Tiramesù o meglio Tiramisù. E ora facciamo un salto in Pescheria. La piccola isola situata al centro di un canale, il Cagnan, è uno degli angoli più amati di Treviso. Vi si svolge quotidianamente il mercato del pesce. Il pesce di acqua dolce era abbondante nelle acque e nelle mense trevigiane come ci ricordano gli statuti medievali che davano l’autorizzazione alla pesca dei gamberi di fiume nelle acque del Sile da metà gennaio a metà marzo. Poco oltre i portici del Convento di San Parisio si vedono i banchi della frutta e della verdura. Il principe degli ortaggi facilmente vi si trova nei mesi più freddi, è il celebre “spadone”, il radicchio rosso di Treviso che deve il suo nome alla sua forma allungata e alla foglia rosso fuoco. Tra il ponte di San Francesco e piazza Rinaldi un palazzotto con loggiato all’ultimo piano ci ricorda una delle osterie più famose di Treviso, l’osteria Alla Colonna. Fino alla metà del ‘900 fu centro di una trevigiana “vie de bohème” perché frequentata da artisti geniali e moderni come Arturo Martini, Gino Rossi, Giovanni Comisso. Durante il giorno, la sua atmosfera era casalinga e accogliente per accontentare i numerosi avventori che si recavano ai mercati. Vi si mangiava bene e si beveva il “vino dei colli”, la versione antica del moderno Prosecco. Oggi il piacere per il buon vino continua nelle altre osterie sparse dentro e fuori le mura di Treviso, dove i calici si alzano e tintinnano nel momento della condivisione e della gioia di vivere. Oggi la fama dei vini della provincia di Treviso ha varcato i confini nazionali. La nostra ricerca è finita, abbiamo scoperto che il cibo è fondamentale per capire lo spirito e il carattere di Treviso, ma se volete sapere come è nato il Prosecco o perché lo Spritz ha questo nome, chiedete agli accompagnatori dell’ASSOCIAZIONE TREVISO INCOMING che vi sapranno indicare i locali più caratteristici. Volete degustare i prodotti della nostra enogastronomia? Gli accompagnatori dell’ASSOCIAZIONE TREVISO INCOMING vi metteranno a disposizione la loro competenza per riuscire a farvi vivere un’esperienza indimenticabile.

I LUOGHI DEI MISTERI

Treviso è una città misteriosa che nasconde ed evoca le storie degli uomini e delle donne che vissero, amarono e soffrirono tra le sue vie e le sue pietre. I Signori della Piazza sono i ricchi possidenti e i cavalieri che all’epoca dei Comuni si ritrovavano nel luogo più significativo della città medievale, orgogliosi dei loro ricchi palazzi dipinti, tra cui più emblematico degli altri, spiccava il palazzo dove si chiedeva di dare corso alla giustizia, il Palazzo dei Trecento. Una domanda rimane in sospeso: perché il palazzo si chiama in questo modo? Chi sono i Trecento citati e da chi? Dietro la piazza, altri uomini soffrivano nelle carceri del Libero Comune e guardando il Cristo Passo della Piazzetta del Monte di Pietà esalavano i loro ultimi respiri prima della loro esecuzione. Urla, strepiti e poi nient’altro che silenzio al ponte della Malvagità o ….. ponte della Malvasia? Si dice che i peccatori si immergessero nelle fredde acque del canale per purificarsi dalle loro colpe… Dolori ma anche gioie nella Treviso dei misteri come nella Loggia dei Cavalieri. Piazza coperta per i cavalieri che la vollero a loro dedicata. Entriamo in questo spazio antico e osserviamo le pareti dell’edificio. Vi si scorgono dei dipinti, che ci suggeriscono come i nobiluomini della città si dedicassero ai racconti e alla poesia che era di moda all’epoca. Trovatori e giullari si esibivano per il loro piacere e per quello delle loro dame. Ma perché proprio la rappresentazione di imbarcazioni come soggetto sulle pareti? Si dice che sia una delle poche rappresentazioni del “Roman de Troie”, una “chanson de geste” molto popolare tra le corti di mezza Europa …. Ma perché si celebra Treviso come la città della Marca gioiosa et amorosa? Qual è il mistero che nasconde questo nome? Lo sapevate che questo termine fu usato per la prima volta in un romanzo cortese del XIV° secolo? All’epoca la città era conosciuta come centro culturale di grande importanza. Profano e sacro, misteri e miracoli. Treviso e i suoi campanili, Treviso e la sua cattedrale, la chiesa più importante della città. Qui il vescovo esercitava il suo potere ma non tutto poteva controllare. E quando morì un brav’uomo, onesto e pio, Enrico da Bolzano, le campane si misero a suonare senza che nessuno ne avesse mosso le corde. La folla si radunò in piazza e gridò al miracolo. Accorsero genti da ogni dove e l’episodio ebbe una grande risonanza e riconoscimento tant’è che Enrico venne proclamato Beato. E perché non ricordare che Treviso è anche la città del misterioso Ordine dei Poveri Cavalieri del Tempio? Infatti anche qui, nelle viscere della città, si trova un sito dove si racconta della loro presenza …. ma se vi abbiamo incuriosito e volete scoprire qualche scorcio o qualche altra storia misteriosa perché non chiedete direttamente a noi, le guide turistiche di Treviso? Potete contattarci a :


 Saremo lieti di intrattenervi con le storie antiche di personaggi misteriosi di Treviso, la nostra bella città!

TREVISO CITTÀ D'ACQUE

Treviso è una città tutta da scoprire e ammirare. L’aspetto che sicuramente la caratterizza da sempre è la presenza delle sue abbondanti acque di risorgiva che le diedero grande fama già nell’Italia delle corti medievali. Il suo fiume, il Sile, è il fiume di risorgiva più lungo d’Europa e la collega alla laguna di Venezia. Iniziamo il nostro itinerario da Piazza dei Signori e da lì, dopo averne respirato l’aria e aver convenuto con Giovanni Comisso, scrittore nato a Treviso, che la sua città è una “gentilissima struttura medievale in giuoco bizzarro con le chiare acque dei fiumi”, spostiamoci presso la piazzetta della Fontana delle Tette. Curiosa la storia di questa matrona che vi invitiamo a scoprire leggendola sulle pareti affianco alla statua. Osservate il sito, tra gli indizi che ci portano alla scoperta della connessione profonda tra Treviso e le sue acque, vi si trova anche la presenza di una vera da pozzo e poco distante i versi di Fazio degli Uberti, poeta trecentesco, che nel suo “Dittamondo” celebra Treviso come città che “di chiare fontane tutta ride”. Attraversiamo piazza San Vito e prendiamo il Sottoportego dei Buranelli, seguiamo il canale. Era proprio qui che generazioni di donne si sono consumate le mani per lavare le lenzuola e le biancherie dei più ricchi, perché l’acqua era pulita e limpida, freschissima, non stagnante e salata come quella della laguna da dove spesso arrivavano i panni sporchi. Una bella fotografia d’epoca posta sul muro accanto ci mostra alcuni momenti di questo duro lavoro. Altro scorcio affascinante e rivelatore è vicino al Ponte de Pria, sulle Mura Cinquecentesche di Treviso, da qui si può vedere il Botteniga, l’altro fiume di risorgiva, entrare in città sotto le Mura e riemergere dentro la cinta fortificata dividendosi in 3 canali minori: Roggia, Buranelli e Cagnan Grande. Il grande architetto Fra’ Giovanni Giocondo da Verona fu l’artefice principale di questa meravigliosa cinta fortificata, frutto delle sue approfondite conoscenze di ingegneria idraulica e militare. Scendiamo verso la chiesa di San Francesco, il cuore della religiosità trevigiana, e attraversiamo il ponte. Il mulino accanto al ponte con le sue ruote ci ricorda come l’acqua era anche la forza motrice delle macine e dei magli presenti in abbondanza nella nostra bella città. Treviso, da sempre città laboriosa volle nel suo centro operoso una zona destinata alla vendita del pesce e degli ortaggi. Le Pescherie sono infatti un isolotto tra le acque del Cagnan Grande che scende fino ad incontrare le acque del Sile, il fiume nato in pianura. Ed ecco l’ampia ansa del fiume a ridosso di via dello Squero e Ponte Dante. Qui anticamente sorgeva il Porto Fluviale di Treviso che permetteva i collegamenti tra Treviso e la Dominante, se guardate bene potrete vederci ancora, la scia lasciata dai burci in partenza, carichi di ogni mercanzia e potrete udire il suono delle voci dei bacari. Questa è Treviso, la città dell’acqua e delle nostalgie: se la sua storia e le sue vicende vi incuriosiscono chiedete alle guide turistiche di GUIDE DI MARCA, saremo orgogliose/i di svelarvi il fascino discreto di questo piccolo gioiello di equilibrio e semplicità.

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